Head Chef
Intervista a Davide Parmeggiani
- QUAL È LA TUA PROFESSIONE?
HEAD CHEF
- COSA FAI CONCRETAMENTE NEL TUO LAVORO?
La mia giornata inizia con un caffè, una storia su Instagram per condividere dove mi trovo e poi si entra subito nel vivo del lavoro.
Alle 9 faccio un briefing con il mio team, durante il quale analizziamo la giornata: il numero degli ospiti, eventuali allergie, richieste particolari ed eventi a bordo, come la preparazione dei canapè. Subito dopo si passa alle preparazioni.
Verso le 10:30 arriva un momento più organizzativo: mentre il team continua a lavorare in cucina, partecipo a un meeting con gli altri Head Chef dei cinque ristoranti presenti a bordo. Pianifichiamo le prossime crociere, gli itinerari e gli eventi e analizziamo le esigenze degli ospiti.
Dopo una pausa nel primo pomeriggio, si torna in cucina per preparare il servizio serale. Ogni dettaglio deve essere al proprio posto: postazioni, utensili e preparazioni vengono organizzati con precisione e, prima del servizio, tutto viene assaggiato per garantire qualità e costanza.
Dalle 18:30 inizia il momento più intenso: il servizio. In cucina coordino il team come un direttore d’orchestra, gestendo comande, tempi e comunicazione con la sala per fare in modo che ogni piatto del menù degustazione venga servito in modo impeccabile e sincronizzato.
- CHE STRUMENTI O TECNOLOGIE UTILIZZI?
Oltre ai macchinari fondamentali di una cucina professionale, come forni, celle frigorifere e piastre a induzione, a bordo utilizziamo diversi strumenti digitali per organizzare e monitorare il lavoro.
Uno dei principali è MXP (MarineXchange), un software centrale per la gestione operativa. Lo utilizziamo per pianificare gli ordini in base agli itinerari e al numero di ospiti, gestire le forniture quotidiane delle cucine e controllare l’inventario di tutto ciò che è presente a bordo.
Questo ci permette di monitorare i costi, ridurre gli sprechi e tenere sotto controllo il food cost.
Utilizziamo anche Adonis, un sistema dedicato alla gestione dell’equipaggio. Prima dell’imbarco permette di organizzare documentazione, certificati e attestati necessari, mentre durante la navigazione viene utilizzato anche per registrare le ore di lavoro attraverso il sistema di clock in e clock out.
Lavorando in mare, dove ogni aspetto deve essere pianificato e monitorato con precisione, la tecnologia è quindi uno strumento fondamentale per organizzare il lavoro e garantire il rispetto delle procedure.
- CHE PERCORSO HAI FATTO PER ARRIVARE A QUESTO LAVORO?
Attualmente sono Head Chef in uno dei ristoranti a bordo di uno degli yacht della The Ritz-Carlton Yacht Collection. Recentemente abbiamo ricevuto, per la prima volta nella storia, il riconoscimento delle 5 stelle Forbes, un traguardo che rappresenta livelli molto elevati di precisione, organizzazione e professionalità nel settore dell’ospitalità di lusso.
Il mio percorso è iniziato all’Istituto Alberghiero di Riccione, dove mi sono diplomato. Già durante gli studi ho iniziato a fare le stagioni estive sulla costa romagnola, tra Rimini e Riccione.
Dopo circa tre stagioni mi sono trasferito a Venezia, dove ho lavorato per un anno al JW Marriott Venice Resort & Spa. Qui ho avuto l’opportunità di lavorare al fianco dello chef Fabio Trabocchi, un’esperienza che mi ha permesso di conoscere una realtà più internazionale e gli standard dell’alta ristorazione.
Successivamente sono partito per Londra, inizialmente per imparare l’inglese e ampliare le mie opportunità professionali. Ho lavorato per circa cinque anni, passando da un piccolo ristorante a Chelsea a un hotel vicino a Harrods.
La tappa più significativa è stata Fortnum & Mason, dove ho ricoperto il ruolo di Sous Chef nell’all day dining restaurant della storica sede di Piccadilly. È stata un’esperienza fondamentale per affinare disciplina, organizzazione e attenzione al dettaglio.
Dopo queste esperienze ho deciso di entrare nel mondo dello yachting di lusso, imbarcandomi su Ilma, il secondo dei tre yacht della Ritz-Carlton Yacht Collection. Sono a bordo da circa due anni: ho iniziato come Sous Chef e, sotto la guida dello chef Fabio Trabocchi, sono diventato Head Chef del ristorante fine dining.
È stato un percorso fatto di esperienze progressive, in contesti sempre più esigenti e internazionali, che mi ha permesso di sviluppare competenze tecniche, capacità organizzative e soprattutto la capacità di gestire una squadra in un ambiente complesso come quello di uno yacht.
- IL TUO MOTTO?
Il mio motto, che è anche quello del mio mentore, lo chef Fabio Trabocchi, è “Make People Happy”, ovvero rendere le persone felici.
Nel mondo della ristorazione e dell’ospitalità questo è tutto. Non si tratta solo di cucinare bene, ma di creare un’esperienza: far divertire le persone, farle stare bene e farle sentire a casa anche quando sono lontane da casa.
Per questo credo che non basti avere passione per la cucina: bisogna avere passione per le persone.
Il nostro lavoro richiede impegno, sacrificio e grande attenzione ai dettagli, ma l’obiettivo finale è sempre lo stesso: il benessere dell’ospite.
La cura genuina e il comfort dei nostri ospiti sono la nostra priorità più alta.

